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Eventi e News

Amarone dagli antichi Romani ai giorni nostri

Il passato dell’Amarone s’intreccia con quello del “Recioto” e con gli antichi Romani. Tanto è vero che furono quest’ultimi che capirono per primi la reale potenzialità che questa terra possedeva per la produzione di vino. La vinificazione delle uve all’epoca, non dava il grado alcolico necessario per soddisfare le esigenze dei Romani che avevano bisogno che il vino si mantenesse durante i lunghi viaggi attraverso l’impero.
Presso i nostri antenati era già in uso appassire le uve sulla pianta per ottenere maggior grado zuccherino e avere un vino più alcolico e vellutato. Se l’appassimento delle uve, però, era già in uso nelle colonie del sud dove era facile lasciare le uve in pianta o direttamente sotto il sole, in Valpolicella le cose erano un po’ diverse. Il clima particolarmente umido e fresco del Veronese non lo permetteva. Da lì a poco la soluzione di fare avvizzire le uve in appositi solai. Il risultato era un vino dalla parentela molto stretta con quello che oggi chiamiamo “Recioto”, vino dolce cui fermentazione è fermata prima che gli zuccheri naturali del mosto si esauriscono completamente e diventi un vino secco.
È così, leggenda vuole, che l’Amarone nasca per una dimenticanza di una botte di “Recioto” lasciata al suo destino e dove una volta terminata la fermentazione, il cantiniere trovò un vino secco ma incredibilmente morbido e profumato. La “corvina”, la “rondinella” e la “molinara” sono le varietà d’uve protagoniste nell’uvaggio che dà origine all’Amarone.
Il disciplinare attuale lascia spazio ai produttori che possono intervenire sul risultato finale con percentuali minime di altre uve considerate all’interno dello stesso territorio di produzione. Nella vendemmia le uve sono selezionate accuratamente, grappoli perfettamente sani e con le bucce intatte. La raccolta avviene con un leggero anticipo rispetto ai tempi tradizionali della vendemmia, per ottenere un’acidità leggermente più elevata necessaria all’armonia finale del vino. Le uve, una volta staccate dalla pianta, sono poste direttamente nelle caratteristiche cassette di legno, dalla capacità di cinque, sei chili, e portate nei locali per l’appassimento.
Il momento dell’appassimento è un processo delicato che si realizza in un tempo di 60-100 giorni, la temperatura e l’umidità dell’ambiente sono tenute costantemente sotto controllo. È qui che l’uva perde peso a vantaggio di un contenuto zuccherino maggiore, che permetterà all’Amarone, di raggiungere la giusta gradazione alcolica e tutte le caratteristiche aromatiche e gustative che lo distinguono.

Fonte: www.vinitalyclub.com/it